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mercoledì 14 maggio 2014

Visto da Parma .... E visto male ....

Il guerrigliero Pino Agnetti
Egregio Direttore, parlare di cannabis, quanto è difficile!
Pino Agnetti si espone sul delicato tema della cannabis, ma la sua "passabile informazione" risulta più una "fondamentale ignoranza" sul tema.
Condivido in pieno il messaggio del titolo dell'editoriale "visto da Parma", che le sostanze stupefacenti non vadano promosse, ma gli errori nei quali cade il buon Agnetti sono il tipico retaggio di una cultura che, su questo tema, mai si è confrontata.
A partire dal luogo di discussione per dibattere di droghe. Avendo assistito a diversi tentativi di solleticare il dibattito sul tema, da ambienti raffinati come quello di circoli privati, ad assemblee pubbliche aperte al pubblico, forse il signor Agnetti non si è mai reso conto della resistenza (e dell'ignoranza) che colpisce molte persone sul tema.
Per esempio, cosa dire dell'suo allarmismo nei confronti della cannabis? Paragonarla ad un kalashnikov sembrerebbe piuttosto fuori luogo, visto e considerato che la cannabis è tra le sostanze mediche più sicure al mondo. In più non esistono morti riconducibili all' uso di cannabis, non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo ...da quando esiste la razza umana.
Curioso è invece come la "marijuana", che "si trova sotto casa", abbia raggiunto questa diffusione proprio per la totale assenza di controlli sulla vendita.
Ancora più curiosa, e lacunosa, è la parte riguardante i dati statistici e i numeri dell'editoriale di Agnetti.
L'occhio critico della penna parmigiana si sofferma sul dato dei "dipendenti" dalla cannabis, maggiore di dieci volte i dipendenti da eroina, e questo, a parer suo, smentirebbe che la legalizzazione delle droghe leggere comporti una riduzione dei costi sanitari.
Non essendo molto pratico di numeri, ho deciso di fare una piccola ricerca sul web e casualmente sono incappato in un articolo dell'Huffington Post che riporta le conclusioni del report "Ending the Drug Wars" della London School of Economics' IDEAS center.
Il sincado Federico Pizzarotti, sotto una "nuova luce"
Questo report di 82 pagine, evidenzia come, "il perseguimento di una strategia globale di militarizzazione della persecuzione dell'uso di stupefacenti ha portato ad enormi risultati negativi e danni collaterali". Questi danni includono, "l'incarcerazione di massa negli USA, politiche fortemente repressive in Asia, la vasta corruzione e destabilizzazione politica in Afghanistan e nell' Africa dell'ovest, immense violenze in America latina, un epidemia di HIV in Russia e un cronico scarso approvvigionamento di medicine per il dolore e la propagazione sistematica di violazione dei diritti umani". Il report è stato sostenuto da cinque premi Nobel per l'economia; Kenneth Arrow (1972), Sir Christopher Pissarides (2010), Thomas Schelling (2005), Vernon Smith (2002) and Oliver Williamson (2009). Hanno firmato anche: George Shultz, segretario di stato sotto il presidente Ronald Reagan; Nick Clegg, vice primo ministro inglese; Javier Solana, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell'Unione Europea.
Se sui numeri Agnetti è scarso, la sua "analisi economica" dei consumatori di cannabis, può risultare piuttosto deviata. Secondo Agnetti non è vero che "legalizzando le droghe leggere diminuisca il numero di quanti si rivolgano al mercato illegale". Perchè? Perchè i prezzi del mercato illegale sarebbero più bassi e perchè i ragazzini, che non avrebbero accesso alle sostanze, andrebbero dal pusher sottocasa.
Peccato che tutti gli esempi di legalizzazione o tolleranza abbiano portato esattamente al risultato di un maggiore accesso alla cannabis per chi è legalmente riconosciuto a possederla e ad una diminuzione della diffusione di sostanza tra i minori. Portogallo docet.
Chiunque pensi, come Agnetti, che la festa antiproibizionista sia un "promuovere la droga spacciando il tutto come operazione culturale legittima" e che quindi meriti azioni di riparazione scandendo un forte "no ad ogni droga", va ricordato quanto scoperto dall'Universita' della Pennsylvania, che ha effettuato la valutazione di una campagna di prevenzione organizzata dal governo Usa a colpi di spot tv. Lela Jacobsohn, la ricercatrice che ha condotto e presentato la ricerca, commissionata dal Nida (l'istituto nazionale Usa che si occupa di droga) nell'ambito di un seminario, organizzato a Roma dal Ministero della solidarieta' sociale, ha rilevato come secondo lo studio di valutazione, dopo cinque anni dall'inizio della campagna si sono registrati effetti boomerang sulle persone a cui era rivolta. Chi aveva visto piu' spot, infatti, mostrava un livello piu' basso di risultati: molti ragazzi esprimevano giudizi positivi sulla marijuana o addirittura avevano cominciato a consumarla.

Perciò mi sentirei di dare un consiglio ad Agnetti se vuole che i giovani smettano di fare uso di stupefacenti: si informi meglio e gli slogan li lasci a Giovanardi.
E bravo Sindaco!

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