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martedì 13 dicembre 2011

09/11/2009 I politici al test antidoping

Egregio direttore, c'è un gran parlare attorno al test "antidoping" ai politici. Un test che, francamente, trovo inutile. Perchè un politico che facesse bene il suo lavoro,ma fa uso di stupefacenti, dovrebbe essere discriminato? Si può dire che i politici che sbandierano tanto la "verginità" sulla droga, lavorino meglio di quelli che magari ne fanno uso? Perchè dovrei condividere il pensiero del politico di turno che non fa uso di droga, ma è corrotto fino al midollo?
La relazione tra classe politica e malavita è ormai un dato di fatto. Questa relazione è tenuta "viva" dal rapporto economico instauratosi tra i due soggetti.
Se infatti la malavita si finanzia prevalentemente dal traffico di droga (stimato attorno al settanta per cento dei proventi dei traffici illegali), i soldi con i quali si corrompe la politica derivano,quindi, prevalentemente dal trafico di sostanze illegali.
La copertura della politica a questo "accordo" è il proibizionismo di facciata. Quello dei duri e puri contro la droga, ma che venderebbero la moglie pur di accaparrarsi voti, anche se provenienti da ambienti dubbi. In questo caso non vendono la moglie, ma rinnegano l' evidenza: così la droga deve essere illegale e loro devono sembrare "puliti".
Se un tempo esisteva l' omertà sull' esistenza della malavita, adesso esiste l' omertà sui rapporti tra politica, malavita e guerra alla droga. Lo sconfitto? Il cittadino. Che continua a credere che la "droga" deve rimanere illegale.
Non si distingue così tra droghe. e si rinnegano anche le conoscenze scientifiche. E' il caso accaduto in Inghilterra. Come ricorda il quotidiano britannico The Times,dopo il licenziamento di David Nutt, presidente della commissione consultiva del governo britannico sulla regolamentazione delle droghe. La motivazione? Licenziato per aver espresso un'opinione sulla maggiore pericolosità di alcool e tabacco rispetto ad alcune droghe, droghe non in linea con la politica del governo.

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