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Visualizzazione post con etichetta sovraffollamento carceri. Mostra tutti i post
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sabato 11 maggio 2013

ITALIA - Delega tossicodipendenze alle politiche sociali. Corleone invita Letta

Un invito al premier Letta ad assegnare la delega per le tossicodipendenze nel segno della discontinuita' per evitare il sovraffollamento delle carceri, e' venuto oggi dal coordinatore nazionale dei Garanti dei diritti Franco Corleone. ''La delega alle tossicodipendenze - ha detto - deve rientrare tra le politiche sociali e di integrazione e non di ordine pubblico''. Annunciata anche la richiesta di un incontro con i presidenti di Camera e Senato e una raccolta di firme per modificare l'attuale legge Fini-Giovanardi sulle droghe. ''La richiesta - ha detto - non viene da un'associazione di giovani scapestrati, ma si rifa' ad un documento del Csm del novembre scorso, che chiedeva al ministro Severino una modifica della vigente normativa''. Al 31 dicembre 2012, secondo il Dap - ha reso noto Corleone - su 65.701 detenuti, 25.269 erano in carcere violazione della legge n. 73 sulle detenzione di sostanze illecite e di questi circa il 30-40% reclusi per reati di lieve entita' e detenzione di cannabis. In totale negli istituti di pena si trovano 15.663 tossicodipendenti, il 23,84% della popolazione carceraria. ''Il sovraffollamento - ha concluso - non e' una calamita' naturale, ma il frutto di leggi criminogene, che hanno riempito le carceri e messo in crisi la giustizia''.

domenica 3 febbraio 2013

Una nuova lettera al direttore

Egregio direttore, vorrei trarre spunto da due articoli della Gazzetta per riportare l'attenzione dei cittadini parmigiani su un tema sempre sottovalutato, sempre trattato con superficialità, difficilmente affrontato con
pacato distacco per semplice ipocrisia.
Gli articoli riguardano il caso della ragazza che è uscita dal tunnel della tossicodipendenza e l' evasione dal carcere di due detenuti.
L' articolo sulla ragazza tossicodipendente, alla quale va tutto il mio sostegno, mi ha colpito per la retorica giornalistica tipica della serie "cronache del tossicodipendente" degli anni '80 (senza che il giornalista abbia mosso una riflessione sull' efficacia dell' approccio punitivo nei confronti dei consumatori di sostanze psicotrope dagli anni 80 ad oggi, nè scendendo nel merito della effettiva capacità di riduzione del consumo di stupefacenti di questa politica). Mi ha colpito anche l' enfasi mostrata per la serie di luoghi comuni che caratterizzano la via crucis della tossicodipendenza  dall' inizio con gli spinelli, all' escalation di sostanze, alla morte dei cari (cosa purtroppo comune a chiunque abbia a che fare con le droghe pesanti, sia per chi è tossicodipendente, sia per i familiari loro accanto), al carcere.
Il secondo articolo, quello dell' evasione, mi ha colpito per l' allarme del Sappe, sulle condizioni delle carceri italiane e come una riforma sia necessaria per superare l' emergenza nella quale ci troviamo.
Un sottile filo rosso collega i due articoli: l' emergenza carceri, sottolineata dall' intervento del Sappe, e l' inadeguatezza della politica di repressione sugli stupefacenti come strumento per evitare la diffusione di sostanze illegali e gli effetti perversi che la proibizione delle sostanze ha sulla società civile, manifestatasi con il sovraffollamento delle carceri e le conseguenze che ciò comporta.
L' appello del Sappe non è il primo: già ad ottobre 2012, Donato Capece, segretario del sindacato di polizia, riferiva come 'Nelle carceri italiane piu' del 25% circa dei detenuti e' tossicodipendente e anche il 20% degli stranieri ha problemi di droga.' Capece continuava sottolineando come, fatti di cronaca dimostravano che la droga riesce comunque ad entrare nelle carceri. Questo spesso accade per evitare inutili torture da crisi di astinenza ai detenuti tossicodipendenti.
E' la prima volta che si solleva un appello all' indirizzo di una revisione dell' approccio sul tema tossicodipendenza? Nel 2006 a più di un anno dall' approvazione del decreto Fini-Giovanardi, l' unione delle camere penali si lamentò dell' “immobilismo sul tema tossicodipendenza”: “da un lato la logica ideologica e punitiva della legge Fini Giovanardi continua inspiegabilmente a dispiegare i suoi effetti criminogeni, dall' altro il timido tentativo di modifica delle tabelle sulle quantità delle sostanze ha subito un brusco arresto.” Così recitava un documento dell' Osservatorio carceri Ucpi (unione camere penali italiane) oltre 6 anni fa.
In questo arco di tempo tutto è peggiorato. Le carceri si sono riempite di tossicodipendenti, la situazione nelle carceri è peggiorata ed è peggiorata la condizione di lavoro della polizia penitenziaria e le risorse economiche per fare fronte a questa emergenza sono sempre meno, con il risultato di una minore sicurezza per i cittadini.
A Parma, i risultati tragici di questa politica perversa, "ideologica e punitiva", sono ancora più evidenti anche alla luce delle politiche sulla sicurezza della precedente giunta; sono ormai evidenti le uniche motivazioni che hanno portato i militari in città e a fare dichiarare all' ex sindaco Vignali parole come "la droga è il cancro della città", nonostante gli scandali successivamente emersi: pura propaganda politica volta ad accogliere consenso, senza alcun interesse alla reale garanzia della tutela dei cittadini.
Tornando ai due articoli sopra menzionati, mi ha stupito come il giornalista abbia ignorato l' inefficacia del carcere per "combattere" la tossicodipendenza e la diffusione di stupefacenti in 40 anni e come l' assenza di supporto da parte della comunità sia stata fonte di fallimento delle politiche di recupero; questa assenza di supporto è il frutto dell' isolamento che il decreto Fini Giovanardi (sul quale è stato sollevata la questione di illegittimità costituzionale) ha voluto creare attraverso lo "stigma sociale" da attribuire alle persone in difficoltà per dipendenze da stupefacenti, dichiarata in più documenti firmati Dipartimento per le politiche antidroga.
A fronte di questi risultati disastrosi, nonostante il passare degli anni e il peggiorare della situazione, esisterebbero soluzioni. Un cambio di rotta sarebbe possibile.
All' attuale giunta, in più occasioni, tra assemblee pubbliche e incontri del movimento 5 stelle, più volte sono state portati all' attenzione nuovi approcci per affrontare il problema. Anche alla minoranza, in un assemblea pubblica sulla sicurezza di Parma Unita, è stato portato all' attenzione la necessità di una nuova direzione da intraprendere. Anche da un punto di vista sanitario, l' attenzione è stata portata a membri delle istituzioni, come il prefetto, durante un assemblea pubblica indetta dal Rotary club sul tema della sanità; la necessità di un nuovo approccio che sappia garantire efficacia ed efficienza anche da un punto di vista di reperimento delle risorse finanziarie per garantire maggiore sicurezza attraverso la distribuzione di cannabis terapeutica nelle farmacie è una realtà perseguibile. A tutto questo è sempre seguito un imbarazzante silenzio della classe dirigente italiana, "vecchia" e "nuova", uno scarso interesse di difficile motivazione alla luce delle problematiche evidenti.
Vorrei dunque rivolgere una domanda ai cittadini di Parma: siete contenti della situazione in cui siamo e di come ci siamo arrivati? Siete contenti dell' immobilismo e dei suoi effetti?

giovedì 20 dicembre 2012

ITALIA - 28mila detenuti in meno senza legge Fini-Giovanardi. Sen. Ignazio Marino

Se non ci fosse la legge Fini-Giovanardi le carceri avrebbero 28mila detenuti in meno. Lo ha sottolineato il senatore Pd Ignazio Marino commentando lo sciopero della fame di Marco Pannella.
"Abbiamo circa 68mila detenuti in Italia in questo momento e il 50% sono in carcere per reati legati alla droga - ha spiegato -. Il 70% di questo 50 per cento, quindi circa 28mila persone, stanno li' per reati legati a droghe leggere. Insomma, e' inutile che ci giriamo intorno: se non ci fosse la Fini-Giovanardi, avremmo la meta' dei carcerati. Allora forse questa riflessione andrebbe fatta".
Secondo Marino "il sacrificio di Marco Pannella non deve passare sotto silenzio. Questo Paese deve davvero fare qualcosa per migliorare le carceri".

giovedì 11 ottobre 2012

ITALIA - Tossicodipendenti. Sappe: no al carcere

'Il Sappe e' impegnato per incrementare l'utilizzo del ricorso alle misure alternative al carcere delle persone tossicodipendenti recluse. Per questo giudichiamo importanti e positivi gli sforzi che sta compiendo nell'analoga direzione il ministro per la Cooperazione, Andrea Riccardi'. E' quanto afferma Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria.
'Nelle carceri italiane -sottolinea il leader del Sappe- piu' del 25% circa dei detenuti e' tossicodipendente e anche il 20% degli stranieri ha problemi di droga. Se per un verso e' opportuno agire sul piano del recupero sociale, e' altrettanto necessario disporre di adeguate risorse per far fronte alla possibilita' che all'interno del carcere entri la droga'.
'Alcuni recenti fatti di cronaca -prosegue il sindacto dei baschi azzurri- hanno dimostrato che e' sempre piu' frequente il tentativo, anche da parte dei detenuti appena arrestati o di familiari e amici di ristretti ammessi a colloquio, di introdurre sostanze stupefacenti all'interno degli istituti penitenziari'.
'Spesso -fa notare Capece- e' la professionalita' della polizia penitenziaria a consentire di individuare i responsabili e di denunciarli all'autorita' giudiziaria, ma cio' non e' sufficiente. Nonostante l'Italia sia un Paese il cui ordinamento e' caratterizzato da una legislazione all'avanguardia per quanto riguarda la possibilita' che i tossicodipendenti possano scontare la pena all'esterno, i drogati detenuti in carcere sono tantissimi'.
'La legge -ricorda ancora- prevede che i condannati a pene fino a sei anni di reclusione, quattro anni per coloro che si sono resi responsabili di reati particolarmente gravi, possano essere ammessi a scontare la pena all'esterno, presso strutture pubbliche o private, dopo aver superato positivamente o intrapreso un programma di recupero sociale. Nonostante cio' queste persone continuano a rimanere in carcere'.
'Riteniamo sia invece preferibile -conclude Capece- che i detenuti tossicodipendenti, spesso condannati per spaccio di lieve entita', scontino la pena fuori dal carcere, nelle comunita' di recupero, per porre in essere ogni sforzo concreto necessario ad aiutarli ad uscire definitivamente dal tragico tunnel della droga e, quindi, a non tornare a delinquere. I detenuti tossicodipendenti sono persone che commetto reati in relazione allo stato di malattia e quindi hanno bisogno di cure piuttosto che di reclusione'.

ITALIA - Tossicodipendenti. Sappe: no al carcere

sabato 26 maggio 2012

ITALIA - Carcere e droga. Denuncia e iniziativa di Franco Corleone

A causa del sovraffollamento 'oggi il carcere fa schifo' e 'la situazione e' drammatica: in Italia siamo sempre a 67-68 mila detenuti. Nel carcere fiorentino di Sollicciano, ad esempio, siamo stabilmente sopra mille', il doppio della capienza regolamentare. Lo ha detto Franco Corleone, garante dei detenuti del Comune di Firenze, che da martedi' ha avviato uno 'sciopero della fame di qualche giorno' con l'intento di formare 'una catena' che veda impegnati anche gli altri garanti ed esponenti del volontariato e delle associazioni. Corleone, che e' anche coordinatore nazionale dei garanti delle carceri, ha inviato una lettera aperta ai suoi colleghi proponendo di cercare insieme soluzioni a questa 'violenza silenziosa'.
'Nel 2011 - ha spiegato - sono entrati in carcere per violazione dell'art. 73 della legge Giovanardi, cioe' per detenzione di stupefacenti, 23 mila persone. Questo spiega il perche' del sovraffollamento'. Secondo il garante di Firenze, - per il quale, tra l'altro, sono 'finora modeste le proposte del ministro Severino' -, attraverso misure alternative per i detenuti tossicodipendenti, la modifica della legge Giovanardi e con 'una 'amnistia specifica' per il quinto comma dell'art. 73 della legge sulle droghe, cioe' per i fatti di lieve entita si potrebbe arrivare ad avere 'nelle carceri circa il 40% in meno degli attuali detenuti'.

ITALIA - Carcere e droga. Denuncia e iniziativa di Franco Corleone

lunedì 30 aprile 2012

ITALIA - Sfollare le carceri? Inutile se non si cambia legge droga.

Modificare la legge Fini-Giovanardi sulla droga o qualsiasi altra misura deflattiva per le presenze in carcere sara' inutile. Lo sottolinea Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri, commentando positivamente la presa di posizione del presidente Schifani.
'E' importante - dice Gonnella - che le piu' alte cariche dello Stato abbiano consapevolezza della reale situazione negli istituti di pena, ma una sola sessione di discussione in Parlamento non e' sufficiente a risolvere questa emergenza'.
'Non ci si puo' affidare a soluzioni simboliche - prosegue - e' necessario invece mettere in campo misure concrete per ridurre il sovraffollamento e adottare provvedimenti per la tutela dei diritti dei detenuti'. 'E' fondamentale - aggiunge Gonnella - rinunciare all'idea che il carcere sia la sola pena ed e' giusto dunque, come dice Schifani, intervenire per ridurre i detenuti in custodia cautelare'. Inoltre, ribadisce Gonnella, 'e' inutile parlare di depenalizzazione se non si modificano le norme in materia di droga e non si cambia la legge Fini-Giovanardi'. A questo proposito, ricorda 'esistono gia' in Parlamento due bozze di riforma del codice penale che convergono, una del centro sinistra a firma Pisapia, e l'altra del centro destra a firma Nordio: basterebbe una rapida sessione parlamentare per approvarne i contenuti'. 'Infine - conclude il presidente di Antigone - per garantire i diritti dei detenuti e' urgente introdurre il crimine di tortura nel nostro sistema penale. L'Italia e' al venticinquesimo anno di inosservanza delle norme Onu che lo impongono a tutti gli Stati'.

ITALIA - Sfollare le carceri? Inutile se non si cambia legge droga. Antigone 

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