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mercoledì 26 dicembre 2012

Le cooperative di cannabis senza scopo di lucro che in Francia aspirano alla legalita'

L'autocoltivazione di cannabis cresce e si moltiplica. Questa la tendenza rilevata da l'Observatoire français des drogues et des toxicomanies (OFDT) che registra 200.000 coltivatori privati di marijuana in Francia. Un coltura domestica generalmente praticata in modo appartato e sotto i neon di un appartamento. Ma non solo. Dal 2009, alcuni si riuniscono nei “cannabis social club”. Cooperative che si rifanno ai modelli spagnoli, nell'ambito delle quali gli aderenti presentano i propri prodotti e condividono le loro piante.
L'iniziativa e' illegale, per cui molti di questi coltivatori di una tipologia nuova intendono denunciarsi alla prefettura come produttori di cannabis, nel febbraio 2013 (la data non e' ancora confermata perche' tutti i club devono ancora mettersi d'accordo). Una iniziativa audace visto che la Francia ha una delle legislazioni piu' severe in Europa. “E' un vero e proprio atto di disobbedienza civile. Non ci aspettiamo che ci venga data un'autorizzazione. Vogliamo imporre la nostra attivita'”, dice Domique Broc, giardiniere e punto di riferimento del progetto.
Un modo preciso di operare
Abitante a Tours, l'uomo coltiva le sue piante con altri quindici membri. Tra essi ci sono medici, avvocati, ma anche dei pazienti, che lo hanno raggiunto per fare un uso terapeutico della cannabis. Thierry Pierog, imprenditore, si e' unito al club di Tours da un anno, si' da poter fumare “la sera e il fine settimana”, militando a favore della depenalizzazione. La vicenda e' diversa per la sua donna, Isabelle. Malata di sclerosi a placche, essa ha aderito al club per un uso strettamente medico: “Le diagnosi sono state disastrose negli ultimi tre anni -spiega suo marito-- Abbiano provato diversi trattamenti, ma pochi sono stati realmente soddisfacenti. La cannabis e' molto efficace. Anche il nostro medico di base ci ha incoraggiato in questa scelta”.
Queste colture collettive rilevano un modo preciso di operare. Non grandi garage, ne' grandi serre, i membri del club fanno crescere l'erba in strutture private e piccole. “Due-tre metri quadri sono sufficienti per l'autocoltura” -spiega Dominique Broc, che valuta le necessita' del proprio club di Tours sui 23 Kg all'anno. “Qui il grammo di cannabis vale 24 centesimi, Molto lontano dai 15 euro che vengono richiesti sul mercato mero”. Thierry Pierog assicura che questi club sono “senza scopo di lucro”. E spiega: “Ci dividiamo i costi di produzione, come l'elettricita', l'acqua, il terreno... Tutto cio' di cui abbiamo bisogno e' indicato su un manuale di coltivazione. Non si paga un centesimo di piu'. E non facciamo del traffico”.
E per evitare questi pericoli che Dominique Broc fa si' che ci siano solo piccoli gruppi di persone, tra i quali “tutti si conoscono bene”. Gruppi di amici, insomma. “'ideale e' avere dei club di 5-6 persone, massimo 20”. I soci coltivano -spesso all'interno- delle piante che rispettino “una carta etica”. Alcuni prodotti sono vietati, come i fertilizzanti organici “si' da privilegiare il naturale e i sapori dell'erba”, spiega il giardiniere. Prodotti sempre piu' popolari, come dice Michel Gandilhon, incaricato dello studio presso l'OFDT: “I consumatori intendono fumare prodotti di buona qualita' come quelli bio, al contrario della resina di cannabis, la cui qualita' e' scadente”.
Sono circa 2.500 consumatori di canapa, raggruppati in circa 150 cannabis social club in tutta la Francia. Un fenomeno relativamente recente. Questo colture collettive sono comparse nel 2009, dopo che gia' da alcuni anni circolavano in Spagna e Belgio. La differenza? In questi Paesi, la produzione e il consumo di cannabis per uso personale non sono un reato. In Francia la legislazione e' nettamente piu' coercitiva. L'articolo 222-35 del codice penale dispone che produzione o fabbricazione illecite siano punite con 20 anni di carcere e 750.000 euro di multa. Peggio quando i fatti siano commessi in un gruppo organizzato. La pena va a trenta anni di prigione e 7,5 milioni di multa. In quanto al semplice consumo, esso e' punito con un anno di prigione e 3.750 euro di multa.
Molto decisi a rilanciare il dibattito sulla depenalizzazione, questi militanti non esitano a mettere il piede davanti alla porta: “La sinistra non osa coinvolgersi in merito”, dice Dominique Broc. Essa avrebbe potuto ufficializzare la propria attivita' quando Nicolas Sarkozy era ancora al potere: “E' strano, non e' vero? Pertanto io ho sempre pensato che sarebbe stata la destra che avrebbe potuto depenalizzare la cannabis”.
“Se noi siamo dei criminali, che ci si giudichi come tali”
In quanto alla legge, Dominique Broc, assicura che non gli fa paura. Egli ha gia' conosciuto la galera dopo essere stato condannato nel 1990 a 18 mesi di prigione per possesso di marijuana. Egli rifiuta ogni clemenza: “Se noi siamo dei criminali, che ci si giudichi come tali, cioe' per produzione di cannabis in gruppo organizzato”. La posizione dei coltivatori e' chiara: se uno di loro viene incriminato, essi andranno tutti a presentarsi in questura per essere perseguiti. “E ci si rendera' conto che la legge e' inapplicabile, in virtu' del numero alto di aderenti. Si andra' a ingolfare la giustizia. La legge non e' buona, occorre combatterla”, spiega Dominique Broc.
Ma l'obiettivo primario di questi antiproibizionisti e' ben oltre. Essi intendono lottare -attraverso il loro movimento- contro il mercato nero del traffico. “Bisogna normare e regolamentare il consumo di cannabis. La proibizione ha un effetto perverso e contribuisce all'economia sommersa”, spiega Dominique Broc. E fustiga anche le “fabbriche di cannabis”, mantenute da alcune reti mafiose -lo scorso 3 dicembre ne e' stata smantellata una nell'est della Francia che impiegava dei clandestini vietnamiti. “Quante di queste iniziative mafiose non sono state ancora scoperte? Noi non abbiamo paura della galera, ma abbiamo paura di trafficanti e spacciatori. Ci sono sempre piu' dei furti di cannabis”.
Questa escalation tra produttori e' confermata da Michel Gandilhon dell'OFDT: “Dopo la comparsa delle autocoltivazioni, c'e' una concorrenza sempre piu' rude e feroce. Si rischia di avere tensioni e problemi per dei regolamenti di conti”.
In attesa della loro dichiarazione alla Prefettura, questi 2.500 coltivatori di cannabis si raggruppano in seno alla loro associazione: Les Amis du cannabis social club. Creata in agosto, e' la vetrina legale del loro movimento. Un primo successo per questi gruppi di amici che sperano in un “atto politico” che porti alla legalizzazione della loro attivita'.

(articolo di Camille Legrand, edito sul quotidiano Le Monde del 26/12/2012)

Le cooperative di cannabis senza scopo di lucro che in Francia aspirano alla legalita'

lunedì 12 novembre 2012

Legalizzazione cannabis. Ricerca di liceali francesi


Un piccolo gruppo di liceali della prima, ha scelto la cannabis come soggetto di ricerca e di dibattito per i corsi di educazione civica, giuridica e sociale. Non consumatori (lo assicurano loro), ma ogni giorno accanto a dei giovani che usano la “beuh” (erba) e al corrente di tutti i luoghi dove e' possibile procurarsela, ci dimostrano, in quattro argomenti, che il loro ministro Vincent Peillon aveva ragione: “La cannabis e' una questione importante”.
La sola soluzione, per loro, e' la legalizzazione. E la depenalizzazione? “Questa non regolamenterebbe niente in materia di traffico; al contrario, lo farebbe aumentare, perche' sarebbe tollerato il consumo di cannabis”. La legalizzazione darebbe, invece, molti vantaggi.
Uno: “Lo Stato ne trarrebbe vantaggi economici (come con le sigarette); in tempo di crisi non e' una cosa negligente”.
Due: “Si saprebbe chi fuma. La droga di Stato sarebbe di migliore qualita' e meno pericolosa per la salute di quelli che la consumano attualmente”.
Tre: “Bloccherebbe il traffico e tutta la violenza che vi e' connessa, rendendo le periferie piu' sicure”.
Quattro: “Oggi la maggior parte dei giovani fuma, per cui se si continua con la repressione il traffico continuera'”.
I liceali hanno studiato bene il loro argomento, ed hanno anche stabilito alcune condizioni per questa legalizzazione: limitare il numero di grammi che si potrebbero acquistare (come si limita il numero di bottiglie di alcool); vietare il diritto alla rivendita e al consumo nelle strade pubbliche (“Si acquisterebbe la propria cannabis in negozio e si andrebbe a fumarla a casa propria”). Restano, secondo loro, due problemi da regolamentare: proibire la vendita di cannabis ai minori di 18 anni sembra loro impossibile. “Si fuma gia' al liceo, e il divieto di vendita di sigarette ai minori oggi non funziona”. E poi c'e' il problema che questa legalizzazione potrebbe favorire il passaggio al consumo di droghe piu' pesanti.
“Ci sono, pero', dei bevitori ragionevoli di alcool. Occorrera' specificare che la cannabis e' da consumare con moderazione”. E che cosa dicono sugli effetti negatici sulla salute, essenzialmente sul quoziente intellettuale che, secondo alcuni studi scientifici, andrebbe in fumo una volta raggiunta la maggiore eta'? Essi sorridono e credono che il fatto che la cannabis renderebbe idioti, non e' un argomento molto serio: “Sinceramente, che cos'e' meglio: una serata passata a bighellonare da un locale ad un altro bevendo alcolici o delle canne?”.
Vincent Peillon e' stato severamente ripreso per le sue affermazioni sulla cannabis. I giovani hanno, invece, trovato normale che il ministro dell'Educazione Nazionale si esprimesse in materia. Di conseguenza il dibattito appassiona gli studenti.

(Articolo di Sandrine Blanchard pubblicato sul quotidiano Le Monde del 10/11/2012)

Legalizzazione cannabis. Ricerca di liceali francesi

sabato 28 aprile 2012

Droga, droga delle mie brame, chi e' il piu' diligente del reame? Le nuove merci di scambio

Articolo di Vincenzo Donvito

 Francois Hollande, candidato in pole position per l'Eliseo parigino, per dare valore al proprio essere contrario alla depenalizzazione del consumo di cannabis, accusa il suo avversario, l'attuale presidente francese Nicolas Sarkozy, di avere quest'ultimo proposto il passaggio del consumo dell'erba da reato penale ad illecito amministrativo. Quasi in contemporanea Sarkozy dice che e' invece Hollande che vuole la depenalizzazione.
Campagna elettorale, si dira'! Bella roba, come se gli impegni divulgati per prospettare il proprio governo del Paese debbano essere avulsi dal proprio essere e da cio' che si e' detto e fatto. Tutto il mondo e' Paese e, soprattutto, quelli che fino alla noia vengono chiamati come esempio da seguire per il solo fatto di essere oltr'Alpe, lo sono piu' e come noi... non ricordiamo simili scaramucce tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi...
Ci vengono in mente i tiri senza aspirazione degli spinelli di qualche presidente Usa, nonche' le canne giamaicane del presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha dato il proprio nome alla legge italiana punizionista contro le droghe (Fini-Giovanardi). E ci viene in mente anche l'ex-presidente della Camera (deve essere uno scranno che contagia) Luciano Violante che, in pompa magna ando' a trovare in Colombia le Farc (Forze Armate rivoluzionarie colombiane che si finanziano con produzione e traffico di cocaina), medesimo presidente che ricevette in pompa magna istituzionale in Italia il capo delle stesse Farc quando questi era in giro in Europa a cercare consensi alla propria politica. Senza dimenticare spinelli e festini a base di cocaina di diversi esponenti politici che in pubblico hanno sempre tuonato contro la depenalizzazione e legalizzazione delle droghe.
Cosi' fan tutti -verrebbe da dire- come con l'evasione fiscale. E, ammesso che il premier Mario Monti riesca a diminuire questa piaga (ne dubitiamo visti i post-esordi), ci vorra' un nuovo Monti anche per le droghe?
Mmmmhhhh
Ne dubitiamo. Per cui, al momento rassegnamoci ad osservare l'universale gioco ipocrita in cui la droga diventa merce di scambio e di minaccia per il Governo di questo o quel Paese.
Osservando:
- i proventi miliardari delle delinquenze internazionali organizzate;
- le migliaia di morti, per esempio, in Messico, dove imperversa una narcoguerra che ha inquinato tutto il Paese;
- le migliaia di persone (piccoli spacciatori e consumatori) che finiscono in galera intasando gli edifici carcerari, le aule di giustizia e l'attivita' delle forze di polizia;
. malati di dipendenza alle droghe che finiscono in carcere invece che in ospedale;
- bilanci impazziti in Usa, Americhe, Asia, Africa, Europa e anche Italia per una “war on drugs” che, da quando fu lanciata dall'allora presidente Usa Richard Nixon, ha prodotto: maggiori consumi, maggiori delinquenza, maggiori dipendenze, maggiori spese... insomma tutto il contrario di cio' che si prefiggeva.
Intanto ci teniamo queste leggi, nazionali ed internazionali, e soprattutto ci teniamo l'ipocrisia di chi ci governa.

Droga, droga delle mie brame, chi e' il piu' diligente del reame? Le nuove merci di scambio

lunedì 30 gennaio 2012

NETWORK ERANID - NUOVE PROPOSTE O VECCHIE IDEOLOGIE?

Gentilissimo Ministro Riccardi,

Apprendo dell' impegno del dipartimento "antidroga"(auspicando al più presto un cambio del nome di questo dipartimento dal suono vagamente da propaganda nazional socialista), sotto la sua delega, nella cooperazione internazionale nella formazione del network Eranid. Congratulandomi nell' impegno intrapreso in questo difficile campo, spero che nella agenda da Voi tracciata, facendo parte di questo pool anche il Portogallo, si possa seriamente iniziare a parlare di depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti.

E' recente la volontà di introdurre nuove norme anche in Gran Bretagna, altro paese partecipante al network, rivisitando così le politiche che avevano riclassificato la cannabis sostanza "pericolosa"al pari di cocaina ed eroina. Sarebbe auspicabile l' introduzione a livello europeo della totale depenalizzazione oltre che del consumo di stupefacenti, anche la legalizzazione del consumo di cannabis per maggiorenni sotto prescrizione medica e la possibilità della coltivazione di questa pianta tramite licenza, rilasciabile da autorità locali.

In un periodo di crisi economica, questo settore, altamente sottovalutato, sarebbe in grado di muovere risorse in maniera capillare come nessun prodotto nella storia dell' umanità.

Provi ad immaginare disoccupati che da un giorno all' altro trovano occupazione nell' agricoltura fai da te di cannabis. Questo è quello che già avviene in tutta europa, ma essendo illegale, si spendono risorse economiche per contrastare questa attività. A livello di bilancio statale un provvedimento che preveda la legalizzazione e tassazione della produzione e vendita di cannabis sotto prescrizione medica, significherebbe un minor carico sul bilancio delle forze dell' ordine di attività repressiva che potrebbe essere diretta verso il traffico internazionale di droghe pesanti. Minor numero di processi penali per detenzione, coltivazione e vendita di cannabis, la sostanza stupefacente illegale più diffusa sul pianeta terra. Maggiori entrate per i bilanci pubblici. Semplicemente una maggior efficenza nel affrontare il problema della diffusione di stupefacenti al fine di ridurla.

Confidando in un cambio di rotta rispetto al governo precedente, approfitto per augurarle in bocca al lupo nella costruzione di questo network internazionale.

Le porgo cordiali saluti

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