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mercoledì 18 luglio 2012

Salvare la Sicilia? Con la Cannabis.

La Sicilia è in bancarotta, notizia che non stupisce, per le spese pazze che la regione autonoma si è concessa alle spalle dei cittadini, non solo Siciliani. Il mal governo, deviato dalla malavita organizzata, è responsabile davanti ai cittadini, per i posti di lavoro che si perderanno e l' economia dell' isola a rischio paralisi.
In una condizione analoga, in California, è stato votato un referendum sulla legalizzazione della cannabis; questo provvedimento avrebbe ridotto l' influenza dei narcos messicani sullo stato, rimpinguato lautamente le casse dello stato e previsto numerosi risparmi per la gestine della sicurezza pubblica, poichè gli arresti per detenzione, uso e produzione di cannabis non sarebbero più stati perseguiti.
Paese che vai, esperienza che trovi. Recentemente anche la Spagna ha trovato nella cittadina di Rasquera, una popolazione colpita dalla crisi economica che vuole superare i propri problemi concedendo spazio a coltivazioni di cannabis per uso terapeutico. Gli obbiettvi di questo provvedimento sono la creazione di nuovi posti di lavoro affinchè i giovani, specialmente, non abbandonino la terra e possano trarre vantaggio da una nuova industria farmaceutica.
La Sicilia può fare propria l' esperienza Californiana e Spagnaola; la crisi del debito che sta colpendo questa regione, potrebbe essere la più grande opportunità che la Sicilia abbia avuto in tempi moderni. L' autonomia della regione e la possibilità di un dialogo diretto con i Ministeri al fine di risolvere la crisi in tempi brevi, rendono la Sicilia la regione ideale per lanciare una politica di ampio respiro.
Con le recenti approvazioni di leggi sulla cannabis terapeutica e i dibattiti apertisi nelle regioni che ancora non hanno adottato una politica sanitaria coerente con la gestione dei problemi
legati all' utilizzo di cannabis, la Sicilia potrebbe trovarsi favorita nel dialogo diretto con le istituzioni nazionali per vedersi approvare velocemente licenze per la coltivazione di cannabis
medica per le forniture dei Servizi Sanitari Regionali Italiani.
E' una opportunità unica per la Regione Sicilia; nuovi posti di lavoro, un mercato nel quale si può creare un "campione nazionale" a livello industriale, sostituendosi alle industrie
importatrici e un mercato nazionale vasto da potere fornire. Una simile politica è anche sostenuta da modelli economici dove il guadagno collettivo dell' ingresso di un produttore nazionale a sostituzione di un importatore per un dato prodotto aumenta il benessere della società nel suo complesso(modello di Odagiri).
La via per l' uscita dalla crisi economica può essere solo di tipo economico. Sicilia, sveglia.

Salvare la Sicilia? Con la cannabis

domenica 3 giugno 2012

ITALIA - Coltivare cannabis contro la crisi agricola? Arestati a Viterbo

Immagine di repertorio
La crisi economica li aveva posti davanti a un bivio: riconvertire la loro azienda agricola di 13 ettari, nei pressi di Vetralla, in provincia di Viterbo, o chiudere i battenti. Il formaggio e i prodotti ortofrutticoli non garantivano piu' nemmeno le entrate necessarie a coprire le spese. E loro, padre, figlio e la convivente di quest'ultimo, laureanda in biologia, hanno optato per la riconversione. In piantagione di cannabis. Marijuana di qualita' superiore, spacciata insieme a patate, carote, pomodori, cetrioli e il formaggio, che era la punta di lancia della loro azienda.
A porre fine all'attivita', per meta' illegale e per meta' regolare, sono stati i carabinieri della stazione di Vetralla e della compagnia di Viterbo che, all'alba di oggi, hanno compiuto un blitz, scovando un'attrezzatissima serra allestita in una grotta naturale, in cui erano state messe a dimora settanta piante di cannabis, gia' adulte, hanno sequestrato quasi trenta chilogrammi di marijuana e hanno ammanettato i tre, che si sono subito difesi dicendo di averlo fatto per sbarcare il lunario.
Arrivare alla serra, munita di lampade, umidificatori, trasformatori e prese temporizzate, per un valore di 5-6mila euro, come ha spiegato il capitano Raffaele Gesmundo in una conferenza stampa, e' stato complicatissimo. Per accedere alla grotta, infatti, bisogna percorrere un lungo cunicolo, il cui accesso era occultato.
L'erba' veniva venduta sia all'ingrosso che al dettaglio. In quest'ultimo caso, a dimostrazione della grande 'professionalita' dei 'produttori, venivano confezionate bustine in cellophane da 5, 10 e 20 grammi, con tanto di logo: una foglia di marijuana. Una sorta di marchio di qualita' che, secondo i carabinieri, i consumatori apprezzavano molto. Era possibile anche 'fumare' direttamente sul posto. Tra il materiale sequestrato, infatti, c'e' anche una pipa ad acqua, un narghile', a disposizione dei clienti.
Secondo, gli investigatori, la ragazza di 26 anni, grazie alle sue competenze di laureanda in biologia, era la 'specialista' del gruppo per quanto riguarda la gestione della serra. L'indagine, denominata 'Happy farm', era iniziata alcune settimane fa, dopo che i militari della stazione di Vetralla, avevano notato un viavai sospetto di giovani nell'azienda agricola.
Padre e figlio sono stati rinchiusi nel carcere viterbese di Mammagialla. La ragazza, invece, a Civitavecchia. Ora sono in attesa dell'interrogatorio di garanzia, cui dovrebbero essere sottoposti nelle prossime quarantotto ore.

ITALIA - Coltivare cannabis contro la crisi agricola? Arestati a Viterbo

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